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La storia dell'Opera Pia dei Poveri Vergognosi


Le origini

Le origini dell’Opera Pia dei Poveri Vergognosi risalgono al 25 marzo 1495, quando venne fondata, presso la chiesetta di San Nicolò delle Vigne, posta all’interno del convento di San Domenico, la Compagnia de’ Poveri Vergognosi, retta da 10 notabili bolognesi denominati Procuratori.

Lo scopo dell’Istituzione era di “provvedere ai poveri, ai quali era vergogna il mendicare per essere caduti in povertà per disgrazie ed infortuni dei loro stati e condizioni”.

La Compagnia de’ Poveri Vergognosi non è il primo esempio di opera caritativa il cui fine è rivolto al sostegno di persone decadute da una precedente condizione di agiatezza economica, giacché fin dal XIV secolo istituzioni simili erano sorte in diverse altre città, specialmente nel centro - nord d’Italia. Certo è che per comprenderne le radici occorre come sempre analizzare il quadro storico del tempo, nel caso, il sistema economico e politico medievale, durante il quale alle lotte per il potere fra i diversi casati seguiva spesso l’indigenza della famiglia soccombente, a causa dell’esproprio dei beni da parte di chi saliva al potere.

Appare evidente come la storia dell’Ente si intrecci, sin dalla sua nascita, con la storia di Bologna, sia per l’opera assistenziale svolta nell’ambito della realtà locale, sia per il fatto che gli amministratori sono stati e sono persone di spicco della comunità bolognese.

Dopo circa mezzo secolo di vita la Pia Istituzione, così comunemente chiamata dai bolognesi, da Ente esclusivamente elemosiniero, divenne anche un’Istituzione educativa, e fu fondato il Conservatorio di Santa Marta, il cui scopo, come si evince da uno dei suoi statuti, era quello di “accogliere in apposito Conservatorio fanciulle orfane o da potersi considerare come tali, appartenenti a famiglie di ascritti alla beneficenza de’ Poveri Vergognosi, o che abbiano i requisiti per tale ascrizione, perché sia provveduto al loro mantenimento completo, e venga impartita loro un’educazione ed un’istruzione atte a farne buone madri di famiglia”. Oltre al Conservatorio di Santa Marta, nel corso degli anni, entrarono nell’orbita dell’Ente altre istituzioni, prevalentemente di origine laica.

In questi secoli l’Opera Pia, oltre che per le sue opere benefiche e assistenziali, si contraddistinse per l’oculatezza nella gestione del patrimonio proveniente da lasciti di diverse famiglie di bolognesi.


L'Era Napoleonica

L’avvento del governo napoleonico (1796) segnò per l’Opera Pia l’inizio di un periodo difficile: dapprima dovette subire lo smembramento delle istituzioni fino ad allora controllate e, successivamente, i vertiginosi cambiamenti di potere che seguirono fino all’Unità di Italia, ostacolarono significativamente lo sviluppo dell’Ente ed anzi vi furono tentativi da parte dei vari governi di impadronirsi del cospicuo patrimonio accumulato.
Tuttavia la laicità dell’istituzione contribuì a preservarla da quei devastanti espropri che dovettero subire gli ordini religiosi.


Il Regno d'Italia

Nel 1862 l’appena costituito Regno d’Italia cominciò a regolamentare le oltre 20.000 istituzioni sparse in tutto il territorio nazionale e quindi anche l’Opera Pia dei Poveri Vergognosi.

A seguito dell’entrata in vigore del R.D. 6972 del 17 luglio 1890, meglio noto come Legge Crispi, con il quale tutte le tipologie di enti con natura privatistica diventano Istituzioni Pubbliche di Assistenza e Beneficenza, anche l’Opera Pia dei Poveri Vergognosi, che già amministrava il Conservatorio delle Putte di Santa Marta, la Compagnia dei Ciechi, l’Opera Pia Caprara ed il Collegio dal Sole, entra nel regime pubblicistico.

Il passaggio dal sistema privato a quello pubblico infuse nuovo vigore all’amministrazione dell’Ente che, ponendo particolare cura alla redditività del patrimonio, specialmente nel campo agrario, negli anni precedenti la seconda guerra mondiale giunse ad erogare sussidi ad oltre mille famiglie e circa tre mila assistiti.


La Repubblica e il Dopoguerra

Con l’avvento della Repubblica l’Ente ha proseguito la sua opera di sviluppo del patrimonio e di erogazione benefica, oltre che di cura delle fanciulle abbandonate attraverso il Conservatorio delle Putte di Santa Marta.

Negli anni ’70, con la costituzione delle Regioni ed i rilevanti e veloci cambiamenti della società, l’attività dell’Ente subì un notevole rallentamento, dovuto anche ad una fase di forte incertezza normativa generata dall’approvazione del DPR 616/77, dichiarato poi incostituzionale nella parte che prevedeva lo scioglimento delle Opere Pie.

All’inizio degli anni ’80, con la chiusura del Conservatorio delle Putte di Santa Marta, avvenuta al termine dell’anno scolastico del 1980, e l’affievolirsi del fine statutario sempre più lontano dalle reali esigenze della città, iniziò un periodo di riflessione che portò l’Ente, dopo quasi cinque secoli, a modificare significativamente la propria identità e filosofia d’intervento.


Dalla beneficenza all'assistenza

I cambiamenti legislativi, ma soprattutto sociali, portarono alle modifiche statutarie (1 febbraio 1985) che, sostituendo lo Statuto in essere dal 1947, prevedevano l’accorpamento in un unico bilancio di tutti i rami di beneficenza provenienti dalle diverse eredità, ma soprattutto trasformarono l’Opera Pia dei Poveri Vergognosi da Ente prevalentemente di beneficenza in Ente prevalentemente di assistenza, rivolto principalmente alla popolazione anziana.

Il rafforzamento dell’attività dell’Ente in tale direzione fu confermato dalle due successive modifiche statutarie che estesero il suo raggio d’azione a tutta la provincia di Bologna.

Da quel momento, e con l’apertura nel 1989 della Casa protetta Santa Marta nella sede dell’ex Conservatorio delle Putte di Santa Marta di Strada Maggiore, l’Opera Pia divenne un protagonista nell’assistenza agli anziani sul territorio bolognese ponendosi come punto di riferimento per i provvedimenti normativi, che, a partire dal 2000, hanno ridefinito il settore dell’assistenza in direzione di un sistema integrato di interventi e servizi sociali.

           
 
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